{"id":294,"date":"2020-03-19T15:11:44","date_gmt":"2020-03-19T15:11:44","guid":{"rendered":"http:\/\/lnx.farsiunlibro.it\/wpn\/?p=294"},"modified":"2021-10-07T09:11:57","modified_gmt":"2021-10-07T09:11:57","slug":"le-parole-di-mia-madre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lnx.farsiunlibro.it\/wpn\/le-parole-di-mia-madre\/","title":{"rendered":"Le parole di mia madre"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-drop-cap\"><img loading=\"lazy\" width=\"250\" height=\"362\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" align=\"left\" class=\"wp-image-299\" style=\"width: 250px; margin-right: 10px; \" src=\"https:\/\/lnx.farsiunlibro.it\/wpn\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/cover2020-e1586358500700.jpg\" alt=\"\">Stampato poco prima del Lockdown il libro del Prof. Pietro Alimonti, ex primario di pneumologia dell&#8217;ospedale S. Camillo di Roma, si rivela un utile &#8220;genere di conforto&#8221; alla quarantena a cui siamo costretti, perch\u00e8 contiene un&#8217;antologia di storie esilaranti e teneri ricordi, di quella Roma anni 50, negli anni della ricostruzione, dopo la guerra. Dove la gente pur non avendo niente, si risollevava grazie alla voglia di fare e all&#8217;amore della famiglia. Il libro, con quella tipica saggezza popolare romanesca, ci da dalle risposte  alla domanda che oggi pi\u00f9 ci assilla: come sar\u00e0 il nostro futuro, ora che credevamo di avere tutto e invece non avevamo niente?  Ve ne proponiamo un assaggio.<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p><strong>IL RICICLO <\/strong><\/p><p>Quante volte mi sono sentito dire: \u201cNon si getta via il pane,  perch\u00e9 fai piangere Ges\u00f9 e quando morirai andrai all\u2019inferno!\u201d  Per non far piangere Gesu Bambino eravamo attenti a  non sprecare nulla. La sacralit\u00e0 del cibo costituiva un dato  colturale, uno stile di vita che si era consolidato nel corso di  una lunga storia legata a necessit\u00e0 e mancanza di cibo. Il  pane avanzato (ormai secco) era lavorato con una grossa grattugia, sino a diventare una soffice nuvola di pangrattato.<br> Quante fettine panate, quanti polpettoni, quante alici e  pomodori  gratinati in quegli anni! Il men\u00f9 giornaliero era  in funzione degli avanzi del giorno prima: con il riso erano  confezionati croccanti suppl\u00ec, gli avanzi di carne e di pesce  ben sminuzzati diventavano polpettine da cuocere in  padella, con le verdure avanzate si facevano miracoli, con il<br> latte andato a male si puliva l\u2019argento o si smacchiavano  indumenti macchiati dall\u2019inchiostro. Tutto veniva riutilizzato,  riproposto,  reinventato. Meglio aggiustare e trasformare  piuttosto che comprare nuovamente. Alcune pietanze  riscaldate risultavano pi\u00f9 buone, pensate alla polenta al  sugo ripassata in padella, una vera delizia! O alle verdure<br> lesse trattate in padella con olio, aglio e peperoncino.<br> Trovare del vino vecchio in un fiasco era un tesoro: subito era mescolato nel grosso recipiente dell\u2019aceto che conteneva la matrice originale di nonna Filomena. L\u2019olio di frittura,  se non troppo sfruttato, era messo da parte per essere  riutilizzato. I picciuoli delle ciliegie essiccati e  conservati in  caso di otite venivano bolliti e l\u2019orecchio del malcapitato<br> esposto ai vapori. I fiori di camomilla e le foglie di malva  usati come impacchi, servivano a maturare gli orzaioli. <\/p><p>Il cassetto della credenza in camera da pranzo conteneva un  vero e proprio bazar; tappi di sughero, bottoni, aghi e fili di  vari colori per cucire, piccoli pezzi di stoffa, chiodi e viti  usate, avanzi di cavi elettrici, prese di corrente degli anni  venti, vecchie chiavi e serrature ormai inservibili, strani  oggetti di metallo di cui non si conosceva la provenienza, ma  che un giorno si diceva sarebbero potuti tornare utili. Tutto  ci\u00f2 che non si poteva rammendare si trasformava in stracci<br> per la polvere. Nel ripostiglio sotto il lavello sistemati in  bello ordine c\u2019era sempre una pila di questi preziosi, protagonisti  della cura dell\u2019igiene.<br> Ai vicini mancava sempre qualcosa per preparare la cena, o  per le piccole riparazioni, bussavano alla porta che aveva  sempre le chiavi nella toppa, oppure entravano direttamente,  chiamando mia madre per nome. Ricevevano tutto quello  che chiedevano, con la consapevolezza che quello che era  stato dato non sarebbe mai stati restituito, ma con la certezza  di un loro aiuto in caso di necessit\u00e0.<br> Sebbene la carta igienica sia stata inventata dall\u2019americano  Joseph Coyatty nel 1857, perch\u00e9 spendere i soldi? Si usavano  piccoli ritagli di carta che venivano confezzionati da noi  ragazzi, riciclando gli involucri in cui erano avvolti gli alimenti  deperibili. Nei locali pubblici invece, in quelli di livello  medio, imperversava il quotidiano appeso ad un chiodo,<br> diviso in quadrati perfetti prima sgualciti e poi ristirati.<br> Quale miglior modo per combattere la piaga dell\u2019analfabetismo!<br> La maggior parte dell\u2019attivit\u00e0 di riciclaggio alimentare ferveva  soprattutto d\u2019estate perch\u00e9 non c\u2019era il frigorifero e si utilizzava una ghiacciaia inglese di legno foderata di zinco.<br>Ricordo che andavo in bicicletta a piazza della Stazione  Nuova a comprare mezza colonna di ghiaccio per cinquanta  lire, una lunga fila di ragazzi sostava davanti alla rivendita.<br>Il negoziante assestava con una grossa accetta un colpo violento sul pezzo, schegge impazzite di ghiaccio rimbalzavano dovunque e gli astanti per nulla intimoriti dalla presenza di  quei pericolosi fendenti si lanciavano a raccoglierli; pi\u00f9 il  frammento era grande, pi\u00f9 la preda era ambita, pi\u00f9 quel  primordiale ghiacciolo era gradito. Avvolto in un canovaccio  da cucina, quel pilastro gelido lo fisso sulla canna della<br>mia bici rossa e con quello ingegnoso impianto di raffreddamento<br>mi lancio a folle velocit\u00e0 per le strade che mi riportano a casa.<br>Appena arrivato passo alla seconda fase del trattamento: ne distacco un pezzo che avvolgo in un vecchio strofinaccio, battendo con il martello lo frantumo in piccole parti, preparo una grattachecca alla menta e orzata della Pallini. Una volta depositato il ghiaccio nel fondo della ghiacciaia, vi<br>adagio sopra le bottiglie di gassosa Neri (se bevi Neri ne ribevi) quelle con la pallina che spinti dalla pressione interna chiude il collo della bottiglia, un sistema ingegnoso prima dell\u2019uso dei tappi a corona. A Roma per indicare le donne ipertiroidee, quelle che hanno gli occhi di fuori, \u00e8<br>stato coniato il detto \u201cavere gli occhi a palla di gassosa.\u201d<br>Non manca mai la bottiglia con il tappo a tenuta che serve a preparare l\u2019acqua con l\u2019Idrolitina di Gazzoni; dopo averla agitata, mi fermo ad osservare le bollicine che salgono dal fondo, facendo ribollire l\u2019acqua; con il primo sorso sento friggere l\u2019acqua nella bocca, poi gi\u00f9 sino allo stomaco dove finalmente cessa di bollire.<br>\u201cNulla si butta, tutto si conserva\u201d era l\u2019imperativo di mia madre, negli anni a venire sarebbe stata sconfessata.<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-media-text alignwide\" style=\"grid-template-columns:33% auto\"><figure class=\"wp-block-media-text__media\"><img loading=\"lazy\" width=\"800\" height=\"600\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/lnx.farsiunlibro.it\/wpn\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/prof.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-296\" srcset=\"https:\/\/lnx.farsiunlibro.it\/wpn\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/prof.jpg 800w, https:\/\/lnx.farsiunlibro.it\/wpn\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/prof-300x225.jpg 300w, https:\/\/lnx.farsiunlibro.it\/wpn\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/prof-768x576.jpg 768w, https:\/\/lnx.farsiunlibro.it\/wpn\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/prof-700x525.jpg 700w\" sizes=\"auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/figure><div class=\"wp-block-media-text__content\">\n<p class=\"has-normal-font-size\">Pietro Alimonti<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n<\/div><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Stampato poco prima del Lockdown il libro del Prof. Pietro Alimonti, ex primario di pneumologia dell&#8217;ospedale S. 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