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“Dimenticate tutto quello che pensate di sapere su questa persona”, avvertì Elia Kazan nella sua autobiografia.
L’icona he ricordiamo con affetto col nome di Marilyn Monroe era in realtà la brillante creazione di una fantasista intelligente, voluttuosa, affascinata dalle celebrità e motivatissima di nome Norma Jean Mortenson.
Un puro prodotto di Hollywood il cui mito è diventato eterno come forse più di quello di altri due inventori di se stessi: Charlie Chaplin e Cary Grant.
Marilyn è un nome che si scelse utilizzando il cognome da nubile di una madre che conosceva appena. Ai tempi dell’incontro con Kazan, alla fine degli anni ’40, in privato usava ancora il nome Norma Jean e interpretava delle particine di nessun conto in vari film della Twenty Century Fox. Era giunta sin lì sopravvivendo a un’infanzia infelice trascorsa tra orfanotrofi e affidamenti e alla morte improvvisa dell’unico protettore affidabile, l’agente Johnny Hyde. Il suo provocante ottimismo colpì così tanto Kazan che dopo averci avuto una relazione lui stesso, la presento al drammaturgo Arthur Miller, che ne sarebbe poi diventato il marito.

La radiosità unica di Marilyn, è evidente in quasi ogni foto che le è stata scattata. Proiettava la sua sessualità senza riserve, e questa libertà che sfidava con levità le inibizioni tradizionali, rese inevitabile il fascino esercitato sulla gente. La sua straordinaria apertura e la sua aria di totale disponibilità trasformarono il sesso in un concetto sano, l’ultima cosa al mondo che una persona sensata avrebbe represso. I titoli dei suoi primi fondamentali film dell’inizio degli anni 50 attingono a questa suggestione a piene mani: L’affascinante bugiardo, Le memorie di un Don Giovanni, Mia moglie si sposa, La confessione della signora Doyle, Matrimoni a sorpresa, La tua bocca brucia, Il magnifico scherzo.

Il suo personaggio di “bomba sexy” era così intenso che, come Chaplin prima di lei, ispirò un dilagare di emulazioni. Ma essendo infinitamente più ambiziosa di coloro che la copiavano (anche in questo così somigliante a Chaplin) Marilyn si liberò del ruolo di cui era stata la pioniera e sorprese i fan con interpretazioni più impegnative e di crescente dignità e complessità. Dopo aver girato Quando la moglie è in vacanza nel 1955, fondo la Marilyn Monroe Productions, studiò recitazione con Lee Strasberg all’Actors Studio e sposò Arthur Miller. I più cinici si presero gioco della Sua brama di essere presa sul serio, ma lei ignorò i detrattori.
Miller aveva intuito perfettamente la sua capacità di controllo su ciò che lui chiamava il “fascino dell’Orfana”. Vide con chiarezza quella ferita ancora aperta, seppur ben nascosta, che da un lato alimentava la sua ascesa e dall’altro minacciava di distruggerla. Aveva voluto tutto, ma ogni cosa ne contraddiceva un’altra, scriveva Miller nelle sue memorie. L’essere ammirata per il suo fisico minacciava di sminuire la sua persona e tuttavia entrava in agitazione se il suo aspetto veniva ignorato.
Durante i 5 anni del loro matrimonio, Miller si allarmò per la sua crescente dipendenza sia dai sonniferi che dai consigli dei suoi maestri, Leei e Paula Strasberg. Temeva che le pillole potessero mettere a repentaglio la sua vita e che il fanatismo del metodo Strasberg ne paralizzasse lo sviluppo artistico. Tuttavia, Marilyn fece i film per i quali viene essenzialmente ricordata proprio negli anni trascorsi con Miller: Fermata d’autobus, una delle sue interpretazioni più articolate su un copione di William Inge, Il principe e la ballerina, in coppia con Laurence Olivier che le fu anche il regista, A qualcuno piace caldo, durante le cui riprese litigò con Billy Wilder, ma in cui risplende in modo delizioso, e soprattutto Gli spostati, durante il quale combattè e divorziò da Miller che l’aveva scritto per lei. Nonostante i loro travagli privati, il film mette innegabilmente in risalto la Marilyn che lui amava.

Nel 1962 cantò in occasione della serata di gala per il compleanno di John. F. Kennedy due mesi prima di morire. Questa coincidenza ha da allora scatenato un’orgia oceanica di fantasie pornografiche che collegano il suo tragico destino a quello dei Kennedy. Quell’estate, comunque, Marilyn soffriva di una profonda crisi depressiva. Nessuno dei suoi matrimoni aveva funzionato. Il suo cronico, dormire fino a tardi, i suoi continui ritardi e la doppia dipendenza dai barbiturici e dalle rassicurazioni la fecero cacciare dal set di un film quasi finito Something’s got to give, anche se, dopo quattro settimane di litigi, tutti i dissapori si placarono e si giunse a un accordo.
Un sex-symbol diventa un oggetto e io detesto essere un oggetto. Ma se proprio devo essere il simbolo di qualcosa, preferisco esserlo del sesso, piuttosto che di qualche altra cosa di cui esistono dei simboli.
Marilyn firmò un nuovo contratto in virtù del quale avrebbe portato a termine il film a condizioni ancora più vantaggiose e progettò un viaggio a New York. La polizia non rinvenne alcun bigliettino accanto al suo capezzale quando la trovò morta per un’overdose di barbiturici appena quattro giorni dopo, all’alba del 5 agosto 1962. Nonostante tutta la mitologia che si è creata intorno alla sua ultima notte, la spiegazione più semplice è anche la più plausibile: consumatrice a cadenza quotidiana, a volte oraria, di barbiturici, Marilyn aveva perso il conto delle dosi assunte e, dopo aver corso questo rischio per anni, sprofondò senza ritorno nel mondo dei sogni. Ci sono poche cose che fanno risplendere una celebrità scomparsa in modo più leggendario della reputazione in fatto di costumi sessuali. Norma Jean pagò un prezzo altissimo per essere diventata Marilyn. E tuttavia eccola qui, ancora con noi, ancora in grado di ammaliarci e di incantarci, ancora modello insuperabile per tutte le aspiranti dee.


