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Con l’avvicinarsi della fase decisiva per Milano-Cortina 2026, l’entusiasmo organizzativo deve fare i conti con i primi scricchiolii. Quello che era stato presentato come un modello di rigenerazione urbana e rispetto ambientale rischia ora di naufragare davanti al fattore umano. Infatti, al centro delle polemiche c’è il progetto ‘Team26’: le criticità nel reclutamento e nella gestione dei volontari stanno trasformando un’occasione di partecipazione collettiva in un paradosso che mette in discussione la reale inclusività dei Giochi.
1. Il Paradosso Team26: solo per volontari ricchi
Quello che dovrebbe essere il cuore pulsante dei Giochi sta diventando un caso politico. Il programma volontari ha raccolto oltre 130.000 candidature, ma l’entusiasmo si scontra con una barriera economica insostenibile per molti.
- Il costo del “lavoro gratuito”: A differenza di Torino 2006, la Fondazione non offre l’alloggio. Per un giovane fuori sede, tre settimane a Cortina o Bormio possono costare tra i 1.500 e i 2.500 euro. Tra affitti alle stelle e la controversa ipotesi di “soluzioni di fortuna” (come il suggerimento informale di adattarsi con sacco a pelo in spazi collettivi), il rischio è che il volontariato diventi un privilegio per chi ha già spalle economiche solide.
- La voce del dissenso: Testimonianze raccolte su testate come Il Post e Open evidenziano un senso di tradimento dei valori olimpici: “Volevo donare il mio tempo, ma non posso permettermi di pagare per farlo”.

Budget: aumenti senza fine
Il perimetro economico dell’evento è un mosaico in continua espansione che ha già superato la soglia dei 5 miliardi di euro.
- Costi Lievitati: Il budget operativo della Fondazione (~1,6 miliardi) e quello delle opere pubbliche gestito da Simico (>3,5 miliardi) sono stati gonfiati dall’inflazione. Lo Stato è già intervenuto con iniezioni di fondi pubblici per coprire i deficit.
- Il Caso Pista da Bob: L’emblema degli sprechi è lo Sliding Centre di Cortina. Costata circa 118 milioni di euro (quasi il doppio delle stime iniziali), la pista rischia di diventare una “cattedrale nel deserto” con costi di gestione annui di 1,5 milioni a fronte di una platea di atleti professionisti ridottissima.
A fare da contrappeso ai 18.000 volontari che dovranno autofinanziarsi, c’è la complessa struttura della Fondazione Milano Cortina 2026, composta da professionisti regolarmente retribuiti. Il divario tra il trattamento riservato ai due gruppi è diventato uno dei punti centrali della critica alla gestione dei Giochi.
I Numeri della Macchina Organizzativa
Il personale pagato che opera per l’evento si divide principalmente in due rami:
- Dipendenti Diretti (Fondazione): Circa 1.500 professionisti che si occupano di management, logistica, marketing e coordinamento tecnico.
- Lavoratori dell’Indotto: Circa 3.000 figure aggiuntive (security, hostess, steward, addetti alle pulizie e alla ristorazione) assunte tramite agenzie partner per il periodo dell’evento.
Agevolazioni Fiscali e Top Management
Un aspetto che ha sollevato forti polemiche riguarda le norme fiscali agevolate introdotte per i Giochi. Mentre i volontari pagano l’IVA al 22% sui loro alloggi a Cortina, una parte dei dipendenti della Fondazione gode di una tassazione ridotta, pagando le imposte solo su una frazione del proprio reddito (in alcuni casi il 30%).
- I compensi dei vertici: Negli anni scorsi, le retribuzioni del top management hanno toccato cifre record, con l’amministratore delegato arrivato a percepire circa 500.000 euro annui, a cui si aggiungono bonus legati ai risultati.
Il Confronto Internazionale: Milano-Cortina vs Parigi 2024
| Voce di Costo | Milano-Cortina 2026 (Stime) | Parigi 2024 (Consuntivo) |
| Budget Operativo | ~ 1,6 Miliardi € | ~ 4,4 Miliardi € |
| Investimenti Infrastrutture | > 3,5 Miliardi € | ~ 4,5 Miliardi € |
| Costo Pista Bob (Cortina) | ~ 118 Milioni € | N.D. (usate strutture esistenti) |
| Alloggio Volontari | A carico del volontario | A carico del volontario (con supporto pubblico) |
Mentre Parigi ha puntato sul 95% di strutture esistenti, Milano-Cortina ha scelto una via più costosa ma orientata alla creazione di nuovi poli urbani, scontando però una frammentazione geografica (22.000 kmq) che rende la logistica infinitamente più complessa.
3. L’Orgoglio del Progetto: Bellezza e Rigenerazione
Nonostante le ombre gestionali, Milano-Cortina lascerà in eredità opere architettoniche di livello mondiale, pensate per il “giorno dopo”.
- Il Villaggio Olimpico (Porta Romana): Progettato dallo studio SOM, è il cuore della sostenibilità dei Giochi. Dopo l’evento, si trasformerà nel più grande studentato d’Italia con 1.700 posti letto a prezzi calmierati, immerso in un parco urbano all’avanguardia.
- L’Arena Santa Giulia: Firmata dall’archistar David Chipperfield, sarà una delle arene polifunzionali più moderne d’Europa (16.000 posti), destinata a diventare il nuovo tempio della musica e dello sport indoor a Milano.
- La Pista Stelvio di Bormio: Potenziata con sistemi di illuminazione per gare notturne e tecnologie di sicurezza, si conferma come una delle piste più spettacolari e tecniche del circo bianco mondiale.

5. Un Simbolo di Pace in un Mondo Frammentato
In un’epoca segnata da tensioni e conflitti globali, i cinque cerchi olimpici intrecciati restano, sulla carta, uno dei simboli più potenti di unità e fratellanza. Le Olimpiadi dovrebbero rappresentare la “Tregua Olimpica”, quel momento sacro in cui il mondo si ferma per celebrare ciò che ci unisce anziché ciò che ci divide.
Tuttavia, non possiamo ignorare l’amara realtà contemporanea: la tregua non viene più rispettata. Mentre gli atleti si sfidano nelle arene, i conflitti internazionali proseguono senza sosta, rendendo ogni edizione dei Giochi un’ennesima occasione persa per la pace. Il fragore delle armi che non si placa nemmeno davanti alla fiamma olimpica trasforma quello che dovrebbe essere un ponte tra i popoli in una sbiadita utopia, mettendo a nudo l’incapacità della diplomazia moderna di onorare i propri simboli più alti.

Il successo di Milano-Cortina 2026 non si misurerà dunque solo dal cronometro o dalla bellezza delle strutture, ma dalla capacità di non arrendersi a questo cinismo. Se sapremo rimettere al centro i valori del rispetto e della lealtà, l’eredità dei Giochi potrà ancora aspirare a essere una rinnovata speranza: quella di un futuro in cui lo sport torni a essere un linguaggio universale, capace di abbattere davvero le barriere e di unire i popoli, non solo per la durata di una competizione, ma come impegno verso un mondo più umano.

