
La pandemia vissuta attraverso i Social ci ha fatto riscoprire quanto importante sia la vicinanza
Frammenti di vita, volti, sorrisi, emozioni, invettive e dichiarazioni d’amore – ogni giorno milioni di post sui social network alzano il velo sulla nostra quotidianità e travolgono ogni barriera tra pubblico e privato (Sole Domenica p.9).
Perché lo facciamo? Per stringere legami più profondi con amici reali e virtuali, contrastando quel processo di inarrestabile «desocializzazione» che dall’inizio del secolo sembra aver esacerbato, per dirla con Zygmunt Bauman, la solitudine del cittadino globale? Oppure, al contrario, condividiamo solo i pezzi migliori delle nostre giornate, del nostro corpo e della nostra vita professionale o sentimentale, filtrando i lati meno attraenti e scintillanti, perché negli altri collegati via social cerchiamo non affetto, vicinanza e solidarietà ma, al contrario, ammirazione, plauso e talvolta persino invidia? I social network ormai egemoni, in altre parole, ci offrono la possibilità di costruire nuovi ponti e di recuperare o consolidare il contatto con gli altri? O invece, come prefigurava già agli albori dell’era Social lo psicanalista Luigi Zoja, ci condannano all’inesorabile «morte del prossimo»?
Sono domande aperte, una risposta definitiva è forse impossibile. Tuttavia sono domande urgenti, che non possiamo non porci. Da oltre un anno, infatti, la pandemia costringe gran parte della nostra socialità dentro il perimetro rettangolare di uno schermo: smartphone, tablet e pc si sono imposti come mediatori indispensabili per lavorare, informarci (spingendoci pericolosamente a non dare più peso alle fonti e a far circolare innumerevoli news), comunicare con i nostri cari, discutere temi di rilevanza pubblica, partecipare a presentazioni di libri o altri eventi culturali transitati sul web per non sparire del tutto, divertirsi con gli amici, allacciare amicizie nuove o trovare nuovi partner grazie alle app di dating online (che hanno rimpiazzato le serate in discoteca, le feste, le cene da amici e così via). Come ci cambierà questa esperienza di immersione totale nella rete? Quando il vaccino consentirà di allentare (o addirittura eliminare) le restrizioni ai nostri comportamenti, ci scopriremo diversi?