Quando scriviamo un romanzo, cominciamo dal finale!

Ebbene sì, vogliamo cominciare dal finale, perché molti scrittori emergenti lo sottovalutano, scelta  poco saggia, che spesso è causa di frustrazione e dramma perché lo scrittore non riesce a chiudere il suo lavoro.

In questo articolo scopriremo i segreti per scrivere un finale efficace che lasci il miglior ricordo possibile al lettore. Parleremo dell’incipit in un altro articolo.

Come l’incipit il finale è una fase fondamentale nella scrittura di un romanzo. Il primo ci invoglia a continuare a leggere tutto il libro, il secondo ci consegna la cifra narrativa ed emotiva dell’intera opera. E’ anche vero che sia l’incipit che la conclusione non servono a molto se la storia non ha valore.

Il finale di un libro è ciò che ci lascia nella memoria l’impressione più significativa, l’idea globale dell’intero romanzo che abbiamo letto.

Alcuni finali riescono a rovinare la buona impressione che il romanzo ci aveva fatto fin lì, altri, invece, contengono una chiusura così perfetta da lasciarci davvero soddisfatti.

Una chiusa ben riuscita, inoltre, ha il compito di far cristallizzare la storia al lettore, perché il tempo di lettura può dilatarsi e i dettagli si possono dimenticare.

In questo articolo vi spiegheremo quali sono tipi di Finale:               

Le principali tipologie di finali sono:

  • Finale chiuso.
  • Finale aperto.
  • Finale circolare.
  • Finale a sorpresa.
  • Finale misto.

Analizziamoli uno ad uno.

  • ll finale chiuso, definisce tutti i tratti narrativi, ogni questione in sospeso viene risolta, spiegata e chiusa. Ogni personaggio principale trova la sua sorte.
  • Nel finale aperto l’autore lascia appositamente libero il lettore di immaginare la fine della storia. Non chiude quindi le vicende e le situazioni i cui si sono mossi i personaggi.
  • Nel finale circolare, l’autore finisce da dove ha cominciato, riportando il lettore al punto iniziale. Utilizzando lo stesso concetto, immagine o parole usati all’inizio. La storia si conclude quindi, da dov’era cominciata.
  • Il finale a sorpresa è uno stratagemma in cui l’autore si inventa un finale avulso agli eventi precedenti e concludendo la storia in modo totalmente inaspettato, quindi, con un colpo di scena.
  • Nel finale misto, si utilizzano diverse tipologie di tecniche, ottenendo un finale tailor made per così dire, personalizzato. L’autore ne realizza uno a seconda del risultato o del concetto che vuole dare al romanzo.

Eccone alcuni esempi:

Indugiai lì vicino, sotto quel cielo benigno; guardai le falene svolazzare tra l’erica e le campanule, ascoltai il lieve sospiro del vento tra l’erba, e mi domandai come fosse possibile immaginare sonni inquieti per quanti dormivano in quella terra tranquilla.

(Cime tempestose – Emily Brontë)

Il taxi si fermò di schianto. Un improvviso lampo di sole colpì il parabrezza, facendo volare una pioggia di lustrini oltre il vetro. Vecchie chiazze di pioggia o forse segni di foglie, ma per un attimo li prese per qualcos’altro. Erano tanto luminosi e festanti che lì per lì pensò fossero confetti.

(Turista per caso – Anne Tyler)

Risi, diedi una gomitata al braccio di Patrick. Fui costretto a ridere alla sua espressione, la stessa espressione che aveva quando eravamo ragazzi, quando eravamo i Mulvaney.

(Una famiglia americana – Joyce Carol Oates)

Alekos vive, vive, vive! Ecco perché sorridevi tanto misteriosamente ora che calavi dentro la fossa dove il Gran Sacerdote coperto di ori e collane, zaffiri smeraldi rubini, simbolo d’ogni potere presente e passato e futuro, ruzzolava grottesco, rompendo il cristallo, calpestando la statua di marmo, credendo che soltanto quella restasse di un sogno, di un uomo.

(Un uomo – Oriana Fallaci)

Questi finali sono molto significativi e al tempo stesso “normali”. Avete notato come ogni autore ha realizzato una chiusura con uno stile personale lasciando per così dire la propria impronta?

In tutti i casi si nota chiaramente un cambiamento di tono, anche tenue ma sempre percepibile, rispetto al testo che li precede. Si ha, infatti chiaramente la sensazione che l’autore si sia stia congedando dalla storia

Concludo questo articolo sulle varie tipologie di finali facendomi aiutare da due grandi autori e dalle loro memorabili chiusure!

La prima chiusura è di Ernes Hemingway. Mi piace per la semplicità e al contempo l’emozione che trasmette. Lasciando il lettore immerso ancora nella magia della storia come se potesse, in fin dei conti, continuare da solo a “sognare leoni”.

In cima alla strada, nella capanna, il vecchio si era riaddormentato. Dormiva ancora bocconi e il ragazzo gli sedeva accanto e lo guardava. Il vecchio sognava i leoni.

[Il vecchio e il mare – E. Hemingway]

Mentre la seconda è di Pirandello, anch’essa semplice e potente al tempo stesso. L’autore in poche parole, si ricollega all’inizio del romanzo lasciando al lettore un finale denso di emozioni: “…io sono il fu Mattia Pascal”

Nel cimitero di Miragno, su la fossa di quel povero ignoto che s’uccise alla Stìa, c’è ancora la lapide dettata da Lodoletta […]. Io vi ho portato la corona di fiori promessa e ogni tanto mi reco a vedermi morto e sepolto là. Qualche curioso mi segue da lontano; poi, al ritorno, s’accompagna con me, sorride, e – considerando la mia condizione – mi domanda: “Ma voi, insomma, si può sapere chi siete?”. Mi stringo nelle spalle, socchiudo gli occhi e gli rispondo: “Eh, caro mio… Io sono il fu Mattia Pascal”.

[Il fu Mattia Pascal, Luigi Pirandello]

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