stress da lockdown

LA PANDEMIA HA FATTO EMERGERE LA PUNTA DELL’ICEBERG DEI NOSTRI DISAGI.

Abbiamo chiesto alla dottoressa Stefania Pelosi, psicologa e fondatrice di Est Emozioni nello Spazio e nel Tempo, di spiegarci gli effetti che la quarantena per il coronavirus, l’isolamento forzato dovuto al lockdown, può aver provocato nelle nostre menti e nelle nostre anime, ora che con la Fase 2 siamo chiamati a rialzarci per ripartire.

Sfatiamo le false credenze. Sfatiamo i miti:
durante il “lockdown” siamo stati, per cause di forza maggiore, confinati tra le mura delle nostre abitazioni. Il motivo, a tutti noto, è stato il nostro nemico invisibile Covid-19, nemico ancora presente.
Essere confinati nelle proprie abitazioni comporta vivere “quasi” in isolamento.
“Quasi” perché grazie alle tecnologie, ai collegamenti internet, ai social media si può rimanere in contatto, anche visivo, con le persone.
Essere confinati in isolamento non comporta isolare la mente dai propri problemi; l’isolamento può amplificarli fino a renderli insostenibili.
L’essere in isolamento può portare alla luce problemi personali e familiari di cui in precedenza si ignorava l’esistenza o semplicemente, problemi che non si volevano “vedere”.
Andiamo per gradi.
In questo periodo di quarantena siamo stati costretti ad interrompere quasi tutte le nostre “rassicuranti” abitudini quotidiane. Questo in alcuni casi ha prodotto un disorientamento.

A molti pazienti sembrava come se stessero vivendo la quarantena come un beneficio.

Alcune persone hanno approfittato per investire su sé stesse. Hanno deciso di dedicare a sé stessi il giusto tempo e iniziare tutte quelle attività che hanno sempre rimandato o a cui non hanno mai potuto dedicare il tempo necessario.

Alcuni pazienti mi hanno riferito di essersi dedicati a progetti lasciati in sospeso, alla scoperta di hobby sempre pensati e mai messi in atto. Mi hanno riferito di aver finalmente letto i libri comprati e riposti sugli scaffali. Alcuni hanno ricontattato persone che non sentivano da tempo.
Nel raccontarsi sembrava quasi come se stessero vivendo la quarantena come un beneficio.
Il beneficio di poter finalmente riprendere e completare ciò che avevano lasciato da tempo, in sospeso.
Altri hanno vissuto una vera e propria sofferenza.
Troppa preoccupazione che ha messo in atto comportamenti irrazionali e controproducenti.
L’unico dato di fatto oggettivo è che il lockdown ha costretto ad una convivenza forzata con la propria famiglia o soli con sé stessi. Questo ha comportato degli immediati, repentini cambiamenti nella vita di molti individui.

I cambiamenti non sempre comportano effetti positivi soprattutto se obbligati, forzati e non voluti.

Tutto ciò che è imposto può generare forme di insofferenza.
Consideriamo le famiglie disfunzionali ovvero tutte quelle famiglie in cui predominano i conflitti, i comportamenti deviati e gli abusi, in ogni forma o intensità.
In queste famiglie, per esempio in quelle che in gergo chiamiamo invischiate, il coinvolgimento tra i vari componenti della famiglia è forte, predomina l’indifferenziazione. In queste famiglie la tensione esperita da un singolo componente si riflette, con forza, su tutti.
Nelle famiglie disimpegnate invece, i confini rigidi portano ad una mancanza di senso di appartenenza e di interdipendenza. Non esiste in queste famiglie la capacità di dare sostegno e di fornire aiuto, non viene percepita la genitorialità.
Le famiglie tutte, in questo periodo si sono trovate ad affrontare un’emergenza, un periodo altamente stressante, un periodo in cui non solo ogni singolo individuo ha dovuto adattarsi ad un nuovo proprio stile di vita e a fare i conti con la paura del covid-19 ma la famiglia nel suo insieme ha subito una trasformazione, un cambiamento nella trama dei rapporti tra i suoi componenti.

Un’aggregazione ancora più patologica e invalidante o un cercare di sfuggire alle relazioni, ai meccanismi di comunicazione in un luogo, in molti casi, inferiore ai 100 mq, 24 ore su 24.

Lo stress nelle relazioni familiari è la tensione che nasce dalle pressioni che si vivono nel momento del cambiamento.

Incertezza, paura della perdita, ansia, sono pochi i membri delle famiglie predisposti a confrontarsi rispetto ai cambiamenti. Nelle famiglie le vite sono intrecciate insieme e i problemi nella vita di una persona influenzano gli altri membri. Basta pensare ai figli che in questo periodo devono studiare al pc e ai genitori che devono effettuare lo smart working, basta immaginare alla difficoltà di gestione tra lavoro e studio, con un solo pc in casa, in uno spazio ridotto. Questo, un banale ma reale esempio che rappresenta “cosa” può trasferire in casa ulteriori tensioni.

Queste si possono estendere, possono creare incomprensioni e discussioni. Ogni componente della famiglia è “costretto” a cambiare per adattarsi alla nuova situazione. Uno stress nello stress che normalmente si vive in ogni famiglia, stress dovuto a conflitti personali, stress dovuto a conflitti familiari.
Nelle famiglie invischianti la mancata differenziazione tra i membri che normalmente comporta una bassa autostima, in questo periodo, ha favorito l’insicurezza e il senso di inadeguatezza. La convivenza forzata ha determinato una crescita esponenziale di comportamenti connaturali da dipendenza e sottomissione con manifestazioni di ansia, in alcuni casi non gestibile.

Nelle famiglie disimpegnate, dove la casa è solo un mezzo per garantire la sopravvivenza dei componenti della famiglia, dove non esistono relazioni se non quelle dovute allo stretto necessario, la convivenza forzata ha favorito atteggiamenti di rabbia e aumentato il distanziamento emotivo.
Ciò ha determinato condotte di dipendenza da videogiochi, da tutte quelle forme di dipendenza favorite dall’uso e abuso di internet, dallo shopping compulsivo on line e dalla visione di filmati porno. La dipendenza, in questi casi, è vissuta come unico comportamento di evitamento che consente il rifugiarsi in una “dimensione” per sfuggire alle problematiche.

Nelle famiglie disfunzionali violente, dove i comportamenti aggressivi vengono messi in atto senza preavviso, la convivenza forzata ha determinato l’aggravarsi di situazioni limite con ripercussioni sull’equilibrio psicofisico di coloro che subiscono e di coloro che assistono la violenza. Violenza intesa non solo come violenza fisica ma anche di tipo psicologico. La violenza psicologica infatti, crea un forte senso costante di allerta. È precursore di disturbi mentali che vanno dalle nevrosi alle psicosi.

Ogni disturbo di personalità, in questo periodo si è potuto acuire.

La convivenza forzata nelle famiglie in cui un componente presenta disabilità, la mancanza di aiuti esterni che generalmente favorisce la gestione quotidiana, ha causato un ulteriore stress. Ha causato crolli fisici e psicologici.
Poi, ancora, l’essere costretti a rimanere in casa, il non poter uscire se non per motivi definiti dalle normative in vigore ha favorito i disturbi alimentari e dipendenze di alcol, di nicotina e di droga.
Ogni disturbo di personalità, in questo periodo si è potuto acuire. Può essere aumentata la preoccupazione per l’ordine e per la pulizia, per il perfezionismo e per il controllo. Ogni disturbo può aver reso invalidante la vita della persona che lo ha e degli altri componenti della famiglia, basta considerare anche solo l’uso degli spazi comuni a tutti i familiari. Basta sapere che ogni sintomo è l’espressione di una disfunzione relazionale. È un modo per esprimere i conflitti all’interno della propria famiglia.
Possono essere aumentati gli aspetti paranoici e quelli autolesivi; l’integrità soggettiva di persone che convivono con patologie borderline può essere minacciata.

Possono essere aumentati i sintomi del disturbo dell’umore, il sentimento di insufficienza personale, le difficoltà a socializzare e il rifiuto sociale.

Gli ipocondriaci hanno portato all’eccesso la paura di ammalarsi fino a trasformarla in panico.

Le conseguenze del lockdown sono le conseguenze di drastici cambiamenti.

Essere confinati in isolamento non comporta isolare la mente dai propri problemi; l’isolamento può amplificare i problemi fino a renderli insostenibili.
Dare consigli e cose pratiche da fare è solo un palliativo. L’unica azione da prendere in considerazione ed effettuare è prendersi cura di sé stessi; è decidere di affrontare con l’aiuto di uno psicologo i propri problemi personali e familiari.
Probabilmente il lockdown ha creato la possibilità di vedere la punta di un iceberg, un disagio in alcuni casi tenuto nascosto.
Dopo l’isolamento cosa succederà dipende unicamente dalle nostre scelte.
Ritornare alle vecchie abitudini e far finta di non aver visto la punta dell’iceberg o decidere di guardare la parte sommersa: decidere di “scegliere” di prendere in mano le redini della propria vita e finalmente vivere?

Dott.ssa Stefania Pelosi

Psicologa, fondatrice della Community “EST Emozioni nello Spazio e nel Tempo“, per consulenze psicologiche individuali, di coppia e familiari anche a coloro che, in assenza di un evidente disturbo psicologico, sentono di vivere un momento particolare.

Per info: psicologa.stefaniapelosi@gmail.com

    
       

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