1917, LA GRANDE GUERRA VINTA DAGLI ITALIANI

E’ costato 100 milioni di dollari il kolossal anglo-americano “1917”, attualmente nelle sale e candidato a ben 10 premi Oscar. Opera del regista britannico Sam Mendes, ripropone l’avventura di suo nonno, staffetta durante la Grande Guerra, in uno scenario ricostruito con grande cura anche se la sceneggiatura è un po’ da “playstation”.

Nel complesso un ottimo film, né antimilitarista, né retorico-nazionalista, che si limita a ricordare il sacrificio di circa 900.000 caduti britannici. Lo spottone politico-patriottico è comunque implicito e subliminale: “Noi Angloamericani abbiamo vinto anche la Prima Guerra mondiale”. E invece no. La Prima guerra mondiale l’hanno vinta gli Italiani, non solo per se stessi, ma per tutta la Triplice Intesa, britannici, americani, francesi compresi.

La Prima guerra mondiale l’hanno vinta gli Italiani

Il dato è incontestabile: appena sei giorni dopo la nostra vittoria finale sull’Austria-Ungheria a Vittorio Veneto (4 novembre 1918) la Germania del Kaiser, travolta dal panico e preda di ammutinamenti e diserzioni di massa, firma l’armistizio, a Compiègne, l’11 novembre 1918. Questo perché la resa dell’Austria Ungheria avrebbe reso possibile agli Italiani invadere la Germania dalla Baviera, aprendo un altro fronte meridionale, per i tedeschi del tutto insostenibile. In quel contesto, l’apporto franco-britannico alla sconfitta degli Imperi centrali fu pressoché nullo, dato che mentre noi vincevamo al Sud, loro, sul fronte occidentale, erano in piena stasi e pianificavano grandi manovre per il 1919, prevedendo ancora un lungo anno di guerra. Quindi, l’Italia, scesa nel conflitto un anno dopo rispetto a Francia e Gran Bretagna, ha vinto l’intera Grande Guerra togliendo le castagne dal fuoco per tutti, pagando un tributo di 600.000 caduti.

Non è un caso che, nel 2018, in Europa si sia loffiamente celebrata la “Fine della Grande Guerra”, dato che, oltre ai soliti salamelecchi europeisti-politicamente corretti, francesi e britannici sapevano benissimo che il merito spetta agli Italiani. Ovviamente, la nostra politica si è ben guardata dal rivendicare in sede internazionale il fatto che sia stata l’Italia a porre fine a quell’immane spargimento di sangue con una vittoria militare risolutiva. Anzi, quando il nostro presidente della Camera, Fico, ha voluto accogliere la richiesta del suo vice Rampelli, per ritagliare a Montecitorio, il 20 novembre 2018, una piccola celebrazione della vittoria italiana (forse 600.000 caduti meritavano anche un piccolo “grazie) la cerimonia si è inaspettatamente rivelata una vergognosa spataffiata antimilitarista e addirittura – non si capisce in base a quale legge spazio temporale -“antifascista”. Invece di parlare della Vittoria, lo storico Alessandro Barbero ha dedicato l’80% del suo intervento alla sconfitta di Caporetto, (che, nonostante abbia coinvolto una sola Armata, continua a essere voluttuosamente proposta come una disfatta) seguito da altri interventi di illustri sconosciuti sull’omicidio Matteotti fino al brigatismo nero degli anni ‘70. Il tutto, mentre quelli di FdI lasciavano l’aula, paonazzi in volto.

Ma l’Italia ha vinto o perso la Prima guerra mondiale ?

Non ci deve stupire quindi, se alla domanda “Ma l’Italia ha vinto o perso la Prima guerra mondiale” posta in una classe di un liceo romano, su 20 ragazzi 14 abbiano risposto che l’abbiamo persa, mentre i restanti “non sanno, non rispondono”. Non deve stupire se, in zona centenario, rispetto ai 100 milioni di dollari investiti dagli angloamericani per il film “1917”, che ne ha incassati 250, noi possiamo opporre i 3 milioni di euro del film di Ermanno Olmi “Torneranno i prati” che ne ha incassati 1,1. Forse perché grondante del solito antimilitarismo piagnone cui siamo avvezzi fin da “Uomini contro” di Antonioni? Secondo una di quelle tipiche dinamiche inversive tipiche del nostro Paese, noi che la guerra l’abbiamo vinta per tutti continuiamo a sguazzare su Caporetto (al quale sono dedicate circa 200 pubblicazioni contro le 15 dedicate a Vittorio Veneto). Gli altri, che hanno goduto tutti i benefici del sacrificio dei nostri bisnonni, si prendono i meriti. Il culto della memoria si esercita sempre per delle atrocità, mai per delle pagine gloriose.

Se, giustamente, la sensibilità dei tempi si rivolge compassionevole verso la sorte di quei poveri ragazzi di un secolo fa, a maggior ragione questi dovrebbero essere onorati. Così infatti, fanno i Britannici che dedicano ben due settimane al Remebrance Day, proprio a partire da quell’11 novembre da noi direttamente provocato. Tutti i cittadini inglesi in quei giorni portano un papavero rosso all’occhiello, per ricordare i loro caduti. Così fanno anche i francesi con il Bluette, un fiore blu. Il ricavato, due euro a
spilla, va alle associazioni d’arma per il culto della memoria, o per aiuti ai veterani o alle loro famiglie. Noi, invece, discettiamo di “Matria”, sulla tv di Stato lasciamo oltraggiare i nostri uomini in divisa, vandalizziamo i nostri monumenti ai Caduti e vogliamo addirittura riabilitare i disertori, un ceffone in faccia a quei cinque milioni di uomini che fecero il loro dovere dal ’15 al ‘18.

Ma il tempo è galantuomo e scopre la verità. La prossima rivelazione choc sarà scoprire a chi si deve la fine dell’intera Grande Guerra. Meglio allacciare le cinture: la mattina di martedi 11 febbraio, presso la Sala Zuccari del Senato, saranno rivelati documenti tali da rovesciare la storia per come l’abbiamo sempre recepita.

Andrea Cionci

Laureato in Letteratura e Storia all’Università La Sapienza di Roma, giornalista freelance presso La Stampa. Con i suoi scritti ha sviluppato numerose
competenze in materia di Storia Militare.

    
       

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